I Beatles in India - Ricerca dell'illuminazione spirituale
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Quando i quattro musicisti della leggendaria band The Beatles viaggiarono in India nel febbraio del 1968, per molti osservatori sembrò una fuga dal mondo pop occidentale. Alle loro spalle c'erano anni di fama mondiale, folle di fan isteriche, tour interminabili e una vita sotto i riflettori. In India, John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr cercavano qualcosa che in Occidente non riuscivano più a trovare: pace, spiritualità e un nuovo senso al di là della fama e del denaro.
La loro meta era l'ashram del maestro spirituale Maharishi Mahesh Yogi nella città indiana del nord di Rishikesh, ai piedi dell'Himalaya. Già prima, i Beatles si erano dedicati intensamente alla meditazione. George Harrison, in particolare, era molto interessato alla filosofia, alla religione e alla musica indiana. Già a metà degli anni Sessanta aveva iniziato a studiare il sitar, tra gli altri, dal celebre musicista indiano Ravi Shankar. L'incontro con la cultura indiana influenzò profondamente non solo il pensiero di Harrison, ma anche lo stile musicale della band.
Il soggiorno in India si discostava radicalmente dalla lussuosa vita da rockstar a cui i Beatles erano abituati. Nell'ashram vivevano in modo relativamente semplice. Le giornate erano scandite da meditazione, pasti vegetariani, conversazioni e lunghe passeggiate. I giornalisti e i fotografi avevano accesso limitato, motivo per cui i musicisti poterono ritrovare lì, per la prima volta dopo tanto tempo, un senso di libertà. Tuttavia, la presenza dei Beatles attirò numerosi altri ospiti di rilievo, tra cui attori, musicisti e scrittori, anch'essi attratti dalla ricerca spirituale degli anni Sessanta.
Dal punto di vista musicale, il viaggio in India ebbe un'importanza enorme. Nell'atmosfera isolata nacquero decine di nuovi brani. Molti di essi finirono in seguito nel celebre cosiddetto «White Album», ufficialmente intitolato The Beatles. Brani come «Dear Prudence», «Blackbird», «Julia» o «Sexy Sadie» hanno avuto origine proprio in quel periodo. John Lennon, in particolare, scrisse in India un numero insolitamente elevato di canzoni. L'ambiente essenziale, privo di continue distrazioni, portò evidentemente a un'esplosione creativa all'interno della band.
Tuttavia, il soggiorno non fu privo di tensioni. Ringo Starr lasciò l'India già dopo poche settimane, a causa, tra l'altro, di problemi di salute e difficoltà con il cibo insolito. Anche Paul McCartney partì prima del previsto. In seguito emersero inoltre voci e conflitti legati a Maharishi Mahesh Yogi, che finirono per deludere sempre più anche John Lennon. Fu soprattutto Lennon a prendere infine le distanze dal guru in modo critico. Il suo brano «Sexy Sadie» fu inizialmente considerato persino un attacco diretto a Maharishi, prima che il testo venisse attenuato.
Nonostante tutti i conflitti, il viaggio in India segnò un punto di svolta nella storia dei Beatles. Approfondì notevolmente l'interesse occidentale per la meditazione, lo yoga e la spiritualità indiana e rese popolari in tutto il mondo elementi della cultura indiana. Allo stesso tempo, però, mostrò anche quanto i quattro membri della band si fossero ormai evoluti in direzioni diverse. Mentre George Harrison continuava a cercare vie spirituali, le tensioni interne del gruppo diventavano sempre più evidenti. Per questo motivo, molti storici considerano il viaggio in India sia come un apice creativo sia come un primo presagio della successiva dissoluzione dei Beatles.
Ancora oggi, il soggiorno dei Beatles in India gode di una fama quasi mitica. L'ex ashram di Rishikesh si è trasformato nel corso dei decenni in un luogo di pellegrinaggio per i fan della musica di tutto il mondo. Lì, ancora molto ricorda quelle settimane del 1968 in cui la band più famosa del mondo cercò, lontano dalla fama, di trovare risposte a domande che la sola musica non riusciva più a soddisfare.